Teens

Ottobre 4, 2009

Silvio Berlusconi si è detto molto vicino a Roman Polanski.


Flebo

Settembre 23, 2009

…ci sono ancora, eh.
Sono solo un po’ occupato: mi provo a coltivare rose, a combinare suffissi italiani, a far parlare i computer…


Tuitér

Aprile 10, 2009

Mi sono fatto un giro su Twitter.com, il social networking portato all’eccesso: devi solo dire cosa stai facendo in quel momento (scrivere sulla tastiera/il cellulare?) in centoquaranta caratteri (non è sarcasmo).
Ne parlava anche Le Monde, questa settimana, a pagina tre.
Cioè una cosa figa, cool, trés chic anzi molto radical chic.
Mi sono fatto un giro.
Non c’era nessuno. Veltroni ha 60 followers. Fini non c’è. Silvio ha 130 followers.
Un po’ pochini (i followers sono quelli che leggono che i centoquaranta che scrivi). Quand’è che gli italioti scopriranno anche twitter? Altro che feisbuk, tuitér!
Intanto, non c’è nessuno.


Interzona 904A

Aprile 10, 2009

Per costruire la mia trasmissione radiofonica, mi diverto da un po’ di tempo a saccheggiare le netlabel: mi piacciono parecchio, in questo periodo, il genere 8bit e il genere dub.
La scelta di netlabel, ovvero di etichette che rilasciano sotto licenza creative commons, potrebbe essere poco casuale per un programma e per un personaggio che si occupano di libertà digitali in senso largo.
Ma anche no.
Comunque, ecco la lista dei pezzi che passerò domani:

1.Dublicator -echoes of babylon
2. Dublicator – deep roots
3. Dublicator – lonely phantom
4. µB – avast!
5. bitmuch – 8bach
6. bitmuch – jah fire gameboy
7. noboyuki – enlil song
8. µB – capsaicin addicted

Tracce 1-3 sono da www.deepindub.com, tracce 4- da www,8bitcollective.com.
Certo, avrei potuto crearmi un podcast da qualche parte con queste tracce… O usare qualche interessante e utile caratteristica di un programma di social networking (lastfm permette queste cose?)…
Ma del resto io vado a trasmettere con i cd masterizzati.
Polemiche a parte, questa cosa dell’8 bit mi prende parecchio bene: avendo avuto la fanciullezza negli anni ‘80, campetti da calcio, oratori e giardinetti erano spessi disertati per insane sessioni davanti al Nintendo 8 bit o al Gameboy. Così quella musichetta mi è rimasta nelle orecchie: accidenti che ricordi!
Questo µB è davvero bravo: divertente la capsaicin addicted, drogato di capsaicina, che poi è il principio attivo del peperoncino.
Buon ascolto, se avete la fortuna di passare di qui tra le 19.00 e le 20.30 di sabato 11 aprile!


Le luci della ribalta

Marzo 26, 2009

Macerie è con ogni probabilità uno dei migliori programma radiofonici del palinsesto di Radio 2000 Blackout.
Lo potete ascoltare il giovedi dalle 10.30 alle 12, sui 105.250 della modulazione di frequenza, in un territorio geografico anche noto come ‘Provincia di Torino’.
Intanto, mi permetto di sottoscrivere in pieno questo:

http://www.autistici.org/macerie/?p=14243

che è uno dei migliori commenti ai fatti avvenuti questa settimana al Cambio, dove peraltro pare che non si mangi un granché.


Ad una vecchia amica

Marzo 16, 2009

Ciao.
Questa è per i nostri quindici-sedici (e diciassette) anni: vivrai sempre nel nostro eterno 1998-1999-2000.
Anzi, ci rivediamo là. In quella meravigliosa manciata di fine secolo in cui mi hai regalato la nostra amicizia.


Asilo nido Italia

Marzo 8, 2009

E’ esattamente quando abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegga che iniziano i guai.
Chi sa badare a se stesso, non ha bisogno di polizia, di eserciti, di ronde. Se ci pensate, questa della sicurezza è un po’ l’eterno vizietto dell’italiota: l’essere troppo attaccato alla sottana di mammà o al bastone di papà.
Colui che sceglie l’indipendenza da una famiglia oppressiva, difficilmente vorrà per le strade telecamere e deficienti armati che fanno le veci del battipanni di mamma. Anni fa, e lo apprendo dal bel libro di Pier Paolo Viazzo, ‘Introduzione all’Antropologia Storica, l’annoso problema dello scarso sviluppo economico dell’Italia fu attribuito appunto al familismo. Si parlava di teorie economiche e di mercato, facendo notare come il clientelarismo familista che domina l’economia italiana, e che ha la sua punta dell’iceberg nella malavita organizzata, fosse in netto contrasto con le esigenze del mercato capitalista. Insomma, favorendo figli e nipoti e cugini, il libero mercato non può tranquillamente esistere.
In effetti, quanti figli di papà hanno fatto affondare imprese ben avviate dai loro abili genitori? Trasferito su un piano più, permettemi la parolaccia, morale a cosa può aspirare una popolazione cresciuta, come si diceva una volta, nella bambagia? Io dico che il problema dell’Italia è semplicemente l’infantilismo più becero: quello di grassi bambini ipertesi che strillano davanti alla scuola per la pizza, che fanno i gradassi con il bambino occhialuto (e con quello negro) e che hanno genitori che vanno a lamentarsi col povero maestro/professore di turno…
E’ un modello molto semplicistico, me ne rendo conto, ma sapete di questi tempi sembra pagare lo sbattersi poco.
Appunto, ’sbattersi’: cioè impegnarsi, provare a prendere la strada più difficile, qualche volta.
A me la grande crisi (TM), in quest’ottica, sembra piuttosto la scusa di grassi bambini pigri per l’ennesimo cinque in pagella: sicuramente cambiando scuola, magari una privata, le cose miglioreranno. Oppure trasferendo la scuola, nel frattempo diventata di proprietà, in un altro stato fioccheranno sicuramente i sette. Là i professori sono meno severi (qualcuno ha detto delocalizzazione?).
Questi grassi bambini sono poi pure un po’ violenti e rompere i giocattoli e picchiare la sorellina a loro proprio non basta: perché non istituzionalizzare allora il bullismo e andare a spaccare un po’ di teste, magari negre, in giro?
E con la bolletta dell’elettricità così cara, come la mettiamo questo mese? Magari un paio di centraluzze nucleari per alimentare la playstation e il facebook, ormai irrinunciabili, ci possono anche stare nell’Asilo nido Italia…


Buon Natale ! (natalizzatevi)

Dicembre 24, 2008

Riprendo dopo parecchi mesi la rubrica dell’osservatorio linguistico con un aggettivo che ho avuto modo di sentire oggi in una libreria del centro.
Una signorina chiedeva all’indaffarata commessa se i libri appena comprati fossero ‘natalizzabili’.
Ovviamente, l’impegnata commessa sulle prime non capiva, ma poi risolveva il composto (lo vedremo più sotto) come ‘rendere abile al Natale’ cioè ‘fare un pacchetto’. Dopo qualche decina di secondi, commentavo con la signorina il suo composto: ‘interessante’, ho detto.
Lei mi ha guardato e, prontamente, mi ha risposto che era più comodo che dire ‘mi faccia il pacco per Natale’ o ‘me lo incarti per Natale’ (in realtà non ha detto queste cose, ma le ha mimate), ma che tanto la gente ‘non capiva’. Lo ha detto un po’ piccata, quasi che alla sua composizione linguistica non fosse dato il sufficiente riguardo. Avrei potuto confortarla e lodarla per aver usato le capacità produttive della lingua italiana, sfruttando in abile maniera per fini di economia della comunicazione la possente morfologia derivazionale di cui la nostra lingua è capace. Ma non l’ho fatto: le ho però detto che avrei controllato su Google, come fa il De Mauro su Internazionale, l’occorrenza di ‘natalizzabile’ nelle pagine web. In realtà questa cosa del controllare l’occorrenza su Google la fanno numerosi linguisti, qualora non ci sia un corpus specifico da interrogare. Comunque, la nostra parlante in vena di composizioni ‘a tema’ è piuttosto originale: sono solo due i risultati:

Forse cercavi: catalizzabile
Risultati di ricerca

1.
gazza di venerdì 27.4.07…pozzecco… – Pagina 9 – Olimpia Milano …
Squadra italiana 100%, giocatori conosciuti in età natalizzabile, mi sembra un buon prospetto anche se ci sarebbe pure Rusconi che mi stimola(ad andare al …
www.forumolimpia.it/rassegna-stampa/14195-gazza-di-venerdi-27-4-07-pozzecco-9.html – 75k – Copia cache – Pagine simili
2.
Avatar Natalizi [Archivio] – Pagina 3 – Hardware Upgrade Forum
il mio è natalizzabile?:D non c’è nessuno che sappia farlo? io non sò buono a fare ste cose … :sob:. **altea**. 10-12-2007, 12:53. che ne pensate del mio? …
www.hwupgrade.it/forum/archive/index.php/t-1350829-p-3.html – 34k – Copia cache – Pagine simili

Forse cercavo catalizzabile? No.
Nel primo contesto, non riesco bene a capire il significato di ‘natalizzabile’: è probabilmente parte del lessico specialistico di uno sport, in questo caso del basket.
La seconda occorrenza ha invece più o meno lo stesso significato usato dalla signorina: ci si riferisce ad un avatar, l’icona che ci rappresenta in un forum on-line; l’autore del breve post chiede se si può ‘rendere atto al Natale’ il suo avatar: qui però c’è più l’idea di un addobbo, ovvero ‘è addobbabile per Natale’?
Natalizzabile è aggettivo deverbale di natalizzare, che ha 454 occorrenze: è, guardacaso, usato spesso in riferimento agli ‘avatar’ e agli addobbi, appunto:

Addobbiamo P2P Forum Italia per Natale… [Archivio] – P2P Forum …
02-12-2007, 19:02. ok…allora vedo se riesco a natalizzare qualcosa. … ho pensato che si potrebbe natalizzare anche lui: …
www.p2pforum.it/forum/archive/index.php/t-255446.html – 21k – Copia cache – Pagine simili

In realtà, sia in riferimento agli avatar che ai libri, il composto descrive un processo, un mutamento di stato, del resto descritto dal suffisso -izz- utilizzato per formare il verbo stesso ‘natalizzare’ dal nome proprio ‘Natale’. Una semantica che descrive un uso più profondo e pervasivo di questo verbo, è ad esempio:

CATTOLICI per l’Italia
paoma Scrive “Natalizzare la casa, l’ambiente, il cuore come stile di vita. È questo che si inizia a desiderare alle prime avvisaglie del periodo natalizio; …
www.cattoliciperlitalia.it/modules.php?name=News&new_topic=10 – 53k – Copia cache – Pagine simili

dove non si fa riferimento solo ad un addobbo esteriore come il cappello da Babbo Natale sul proprio avatar o la carta da pacchi su un libro, ma addirittura, in un climax ascedente, alla ‘casa, ambiente e cuore’. E’ ovviamente parte della polemica cattolica contro un Natale consumista (e il forum citato, detto a latere, è un po’ agghiacciante).

Buon Natale!


Fa’ la cosa giusta

Novembre 14, 2008

A degli amici acari, che come si dicevano preoccupati della diffusione capillare di Facebook, consigliavo un bell’articolo di Clive Thompson, tradotto su Internazionale della scorsa settimana come ‘Intimità digitali’.
L’articolo è a favore di Facebook: permette di tenere rapporti con persone che si sono perse o sono lontane e fa l’elogio di quelli che vengono definiti ‘legami deboli’. I legami deboli sono quelli che si creano su Facebook o tramite qualsiasi medium e attorno a qualsiasi situazione (stesso lavoro, stesso hobby, eccetera): sono rapporti non coltivati e basati sulla ’simpatia’ del momento. Se coltivati, ovviamente, possono rivelarsi forieri di ottime amicizie, matrimoni, rapporti passionali… Ma l’invito è appunto a non coltivarli dacché le persone che ci conoscono meno possono rivelarsi ottimi consiglieri nel caso in cui i nostri problemi abbiano bisogno di un certo distacco. Ma dubito che voi chiedereste aiuto ad un perfetto sconosciuto: del resto perché lei/lui dovrebbe aiutarvi dato che intrattiene con voi solo ‘legami deboli’?
Io sono sempre stato un po’ dell’idea che i rapporti personali vadano coltivati, che si debba andare oltre i ‘legami deboli’. Vedo i ‘legami deboli’ come una sorta di passaggio verso qualcos’altro: se la persona non m’interessa, perché intrattenerci dei legami, seppur deboli? E se mi interessa, perché limitare i miei rapporti ad un livello così superficiale? Mi è stato spiegato che con Facebook si fa marketing: ulteriore conferma che si sta cercando di mercificare i rapporti personali, dunque. Se Facebook fosse nato, putacaso, come LinkedIn, cioè come network dedicato ai rapporti commerciali e professionali tra le persone sarebbe diverso. Non ho nessun problema a coltivare rapporti personali per fini utilitaristici ma non chiamo queste persone ‘amici’ ma ‘colleghi’, ‘clienti’ e ‘compagni’. Si potrebbe pure discutere sulla moralità di questo e, forse, a rigore non bisognerebbe coltivare rapporti umani per ottenere qualcosa in cambio che non sia sentimento o cultura.
Ma su questo non sono così netto: l’importante è non confondere rapporti professionali o commerciali con l’amicizia.
Se poi m’innamoro della mia lattaia, ben venga, ma credo che a questo punto cambierei lattaio (o mi metterei a farlo io). Intendo dire che a quel punto il mio rapporto non sarebbe più commerciale ma sentimentale.
Una tesi forte sostenibile contro il social networking è quella presentata nel secondo articolo di Internazionale della scorsa settimana: a firma di Carmen Joy King, s’intitola ‘Perché lascio Facebook’.
Carmen scrive di abbandonare Facebook principalmente per un motivo: la perdita abissale di tempo dietro al proprio profilo personale e a quello degli altri. Quella che è stata definita come ‘generazione di individualisti’ passerebbe il proprio fine settimana ad ‘aggiornare il nostro profilo online, illudendoci di avere dei rapporti umani’. Esatto: illudendoci. Se ci pensate, è un po’ come a tredici anni illudersi che state simpatici ai vostri compagni di scuola: credo di esser sprofondato nello sconforto quando ho scoperto che alcuni compagni venivano a casa mia solo perché sul mio computer girava l’ultima versione di un gioco di calcio.
A tredici anni, del resto, si passa il proprio tempo a coltivare il proprio ego: ci si veste come dei papponi, calzando lucenti scarpe Nike e passando il pomeriggio da Foot Locker.
Passare il pomeriggio a inventare frasi divertenti su quello che si sta facendo, a taggare le foto dei propri ‘amici’ e ad aggiornarsi il profilo manco si stesse compilando il proprio curriculum vitae non è, mutatis mutandis ma poi mica tanto, la stessa cosa?
Io non accendo la TV (in realtà in questa nuova casa la TV manco ce l’ho) perché mi pongo la domanda: cosa potrei fare di meglio in questa mezz’ora? Anche le attività più innominabili potrebbero essere la risposta giusta. Persino dormire o guardare fisso il muro.
Io capisco che avere un profilo online su Facebook possa essere visto come un atto creativo, sempre ammettendo che scrivere stupidaggini su un computer lo sia. Ma davvero siete convinti che il massimo della vostra creatività sia scrivere su Facebook? Tenete un diario, piuttosto: aprite un blog. Sto dicendo che potete soddisfare e coltivare il vostro ego con attività molto più utili. Sia per voi che per gli altri.
Segnate un bel goal. Scrivete una canzone. Codate un programma. Dipingete un quadro. Coltivate ortensie. Corteggiate qualcuno. Restaurate un mobile. Preparate una torta. Girate un film. Scrivete una sceneggiatura. Scattate delle foto. Datevi un senso. Datevi un senso. Datevi un senso. Curate qualcuno. Cercate le stelle col telescopio. Truccatevi la macchina. Moddatevi il computer. Cucitevi un abito. Risuolatevi le scarpe.
Fate la cosa giusta.


Contro il social networking

Ottobre 1, 2008

Oggi la mia ragazza mi ha raccontato una storia piuttosto strana riguardo Facebook: pare che una sua compagna di corso fosse fermamente convinta che un possibile datore di lavoro prendesse in esame anche il profilo facebook del candidato. Folle, ovviamente. Se fossi un datore di lavoro (e spero di non esserlo mai) e trovassi nel curriculum di uno dei candidati il riferimento al famoso sito di social networking, inizierei a dubitare fortemente della serietà del candidato.
Io ce l’ho un po’ con questi social networking: ho iniziato ad avercela con myspace, condividendo riflessioni analoghe con gente che si occupa di server autogestiti e fa della libertà di espressione in Rete la propria ‘missione’. Qui non si tratta di libertà di espressione: per quello ci sono i blog (e ci sarebbe da discuterne, ma ops, sto scrivendo su un blog). Qui si tratta di assecondare, con un procedimento analogo a quello che spinge migliaia di gente a presentarsi alle selezioni dell’ultimo reality. la propria vanità e il classico egocentrismo che caratterizza questi tempi stupidi. Tutto questo nella più totale mancanza di rispetto della privacy (propria e degli altri): far sapere agli altri se in questo momento sono ‘fidanzato’ oppure ‘occupato’ (la differenza mi sembra così personale che appare a tratti risibile: ciò non ostante mi dicono che ‘fidanzato’ equivale a promessa di matrimonio: io non credo nei matrimoni e dunque sarei occupato. boh) rasenta la demenzialità.
E non solo: pone etichette a esperienze ‘umane’, con tutti i pericoli che esso comporta. Pensavamo di esserci liberati da vuote formalità come anelli e promesse di matrimonio per sancire davanti alla società i nostri ruoli (?) reciproci di amanti e ci siamo ritrovati con nomi terribilmente simili a contratti di lavoro (occupato, come ha notato il mio amico Davide, fa molto ‘a termine’).
Comunque, mi sono iscritto. Con un nome fittizio, ovviamente, per vedere quante persone c’erano cascate, ehm, iscritte. La maggior parte di quelle che conosco. Già. La maggior parte di quelle che conosco si è autocatapultata in una casa del grande fratello on-line, dove ognuno sa cosa sta facendo in quel momento. O meglio: una delle prime opzioni è proprio la possibilità di inserire un breve messaggio su quello che si sta facendo nel momento in cui ci si collega a Facebook.
Non so: su tutto ciò sono molto perplesso. Perché molte delle persone che conosco iscritte a Facebook non portano in giro, citando male una poesia di Kavafis, la loro personalità. La custodiscono gelosamente, non esponendola sulla pubblica piazza. Mi dicono che Facebook serve a trovare persone che non sentivamo da anni: un laconico embè può essere la risposta? Perché dovrei dare la possibilità a quelli che sono ormai perfetti sconosciuti di entrare nella mia vita, di sapere se ho promesso alla mia compagna l’anello (oddio) o se ci siamo appena piantati? Senza contare che, senza eccedere nel cinismo, certi ex-compagni di scuola li ho persi di vista senza alcun rammarico.
Pavese scriveva che a volte si perde un amico per un appuntamento mancato o per una telefonata a cui non si è risposto: senza sottolineare che ormai la seconda opzione oggi, con i telefonini, è assai più ardua a realizzarsi, mi sembra un fatto squisitamente insito nella volubilità umana quello di selezionare, anche senza volerlo, i propri amici e compagni di vita.
Ma non credo che il successo di Facebook stia nel poter recuperare amici (?) perduti. Ci annoiamo tutti alle cene di classe (io da anni, ormai, non ci vado più).