Fa’ la cosa giusta

novembre 14, 2008

A degli amici acari, che come si dicevano preoccupati della diffusione capillare di Facebook, consigliavo un bell’articolo di Clive Thompson, tradotto su Internazionale della scorsa settimana come ‘Intimità digitali’.
L’articolo è a favore di Facebook: permette di tenere rapporti con persone che si sono perse o sono lontane e fa l’elogio di quelli che vengono definiti ‘legami deboli’. I legami deboli sono quelli che si creano su Facebook o tramite qualsiasi medium e attorno a qualsiasi situazione (stesso lavoro, stesso hobby, eccetera): sono rapporti non coltivati e basati sulla ‘simpatia’ del momento. Se coltivati, ovviamente, possono rivelarsi forieri di ottime amicizie, matrimoni, rapporti passionali… Ma l’invito è appunto a non coltivarli dacché le persone che ci conoscono meno possono rivelarsi ottimi consiglieri nel caso in cui i nostri problemi abbiano bisogno di un certo distacco. Ma dubito che voi chiedereste aiuto ad un perfetto sconosciuto: del resto perché lei/lui dovrebbe aiutarvi dato che intrattiene con voi solo ‘legami deboli’?
Io sono sempre stato un po’ dell’idea che i rapporti personali vadano coltivati, che si debba andare oltre i ‘legami deboli’. Vedo i ‘legami deboli’ come una sorta di passaggio verso qualcos’altro: se la persona non m’interessa, perché intrattenerci dei legami, seppur deboli? E se mi interessa, perché limitare i miei rapporti ad un livello così superficiale? Mi è stato spiegato che con Facebook si fa marketing: ulteriore conferma che si sta cercando di mercificare i rapporti personali, dunque. Se Facebook fosse nato, putacaso, come LinkedIn, cioè come network dedicato ai rapporti commerciali e professionali tra le persone sarebbe diverso. Non ho nessun problema a coltivare rapporti personali per fini utilitaristici ma non chiamo queste persone ‘amici’ ma ‘colleghi’, ‘clienti’ e ‘compagni’. Si potrebbe pure discutere sulla moralità di questo e, forse, a rigore non bisognerebbe coltivare rapporti umani per ottenere qualcosa in cambio che non sia sentimento o cultura.
Ma su questo non sono così netto: l’importante è non confondere rapporti professionali o commerciali con l’amicizia.
Se poi m’innamoro della mia lattaia, ben venga, ma credo che a questo punto cambierei lattaio (o mi metterei a farlo io). Intendo dire che a quel punto il mio rapporto non sarebbe più commerciale ma sentimentale.
Una tesi forte sostenibile contro il social networking è quella presentata nel secondo articolo di Internazionale della scorsa settimana: a firma di Carmen Joy King, s’intitola ‘Perché lascio Facebook’.
Carmen scrive di abbandonare Facebook principalmente per un motivo: la perdita abissale di tempo dietro al proprio profilo personale e a quello degli altri. Quella che è stata definita come ‘generazione di individualisti’ passerebbe il proprio fine settimana ad ‘aggiornare il nostro profilo online, illudendoci di avere dei rapporti umani’. Esatto: illudendoci. Se ci pensate, è un po’ come a tredici anni illudersi che state simpatici ai vostri compagni di scuola: credo di esser sprofondato nello sconforto quando ho scoperto che alcuni compagni venivano a casa mia solo perché sul mio computer girava l’ultima versione di un gioco di calcio.
A tredici anni, del resto, si passa il proprio tempo a coltivare il proprio ego: ci si veste come dei papponi, calzando lucenti scarpe Nike e passando il pomeriggio da Foot Locker.
Passare il pomeriggio a inventare frasi divertenti su quello che si sta facendo, a taggare le foto dei propri ‘amici’ e ad aggiornarsi il profilo manco si stesse compilando il proprio curriculum vitae non è, mutatis mutandis ma poi mica tanto, la stessa cosa?
Io non accendo la TV (in realtà in questa nuova casa la TV manco ce l’ho) perché mi pongo la domanda: cosa potrei fare di meglio in questa mezz’ora? Anche le attività più innominabili potrebbero essere la risposta giusta. Persino dormire o guardare fisso il muro.
Io capisco che avere un profilo online su Facebook possa essere visto come un atto creativo, sempre ammettendo che scrivere stupidaggini su un computer lo sia. Ma davvero siete convinti che il massimo della vostra creatività sia scrivere su Facebook? Tenete un diario, piuttosto: aprite un blog. Sto dicendo che potete soddisfare e coltivare il vostro ego con attività molto più utili. Sia per voi che per gli altri.
Segnate un bel goal. Scrivete una canzone. Codate un programma. Dipingete un quadro. Coltivate ortensie. Corteggiate qualcuno. Restaurate un mobile. Preparate una torta. Girate un film. Scrivete una sceneggiatura. Scattate delle foto. Datevi un senso. Datevi un senso. Datevi un senso. Curate qualcuno. Cercate le stelle col telescopio. Truccatevi la macchina. Moddatevi il computer. Cucitevi un abito. Risuolatevi le scarpe.
Fate la cosa giusta.

8 Risposte to “Fa’ la cosa giusta”

  1. anfiosso Says:

    Mi hai perfettamente convinto.
    (Come faccio a disiscrivermi da facebook, adesso che ho perso la pass, tra l’altro?).

  2. gomez Says:

    o anche, “date un senso a qualcosa”, se proprio non avete voglia di darvi un senso autoriferito…

  3. urza Says:

    Sull’argomento, è mio piacere segnalare un articolo dell’amico Samba: http://samba.netsons.org/?p=123
    che è una dettagliata analisi della politica di Facebook in materia di dati sensibili.
    Bravo!


  4. […] per una volta, crossposting da una lista a ’sto blog. magari avete da dire qualcosa in merito, chissà. tutto questo nasce anche per colpa di Urza e di un paio di suoi post. [1] [2] […]

  5. anfiosso Says:

    Perché non hai cancellato anche il primo, già che c’eri?

  6. urza Says:

    è per via dei nomi propri: non è che posso parlare tanto di privacy e poi pubblicare dei nomi propri :)
    non potevo nemmeno editare il post per cancellarli, così ho dovuto cancellare tutto!

  7. anfiosso Says:

    Ma i nomi proprj erano già in rete, sputtanatissimamente pubblici, testina!
    L’avranno anche previsto che se lasciano delle foto al gusto gay alla discrezion degli sconosciuti, essi sconosciuti leggano anche i nomi annessi & connessi, facciano pensieri peccaminosi, si tocchino, & sbavino!

  8. urza Says:

    Facebook, Facebook tu sei il diavolo, perché fai trasgredire alla gente l’undicesimo comandamento: farsi i fatti propri!

    http://pettinatoridibambole.blogspot.com/2008/12/facebook-ci-ha-cambiato-la-vita.html


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