La giusta distanza è quella che deve tenere un buon giornalista per raccontare con la dovuta dose di cinismo i fatti di cronaca. Ora, se il film ci avesse presentato la formazione di un giovane giornalista di provincia, senza indugiare troppo su personaggi troppo macchiettistici e caricaturali, sarebbe stato una piccola sorpresa. Purtroppo però il piccolo imprenditore di provincia si sceglie la moglie (romena) su cataloghi on-line, c’è uno (o più di uno) scemo del paese e soprattutto ci sono i due protagonisti: la bella e ingenua maestrina toscana che regala sorrisi a tutto il paese, ignara degli sguardi d’odio delle comari, e l’affascinante meccanico tunisino. Non si vuole insinuare che il film sia buonista nel presentare la storia d’amore tra due stranieri (la toscana e il tunisino) in uno sperduto paese del nord-est veneto e neppure che, una volta uccisa lei nell’ultima mezz’ora del film, il ragazzino giornalista perda la ‘giusta distanza’ e decida di cercare di scagionare l’immigrato accusato di omicidio.
Semplicemente, come si diceva all’inizio, il film poteva essere meno ‘caricaturato’ e manicheo: fortunatamente non ci sono le fiaccolate leghiste e il maiale-day, ma del resto siamo molto vicini alla Romagna felliniana. E sono numerosi gli echi felliniani che si raccolgono durante la visione: uno su tutti la splendida scena di un barcone che si allontana sul Po tra gli sguardi attoniti degli astanti, con unico passeggero la vecchia e matta maestra del paese.
Molto bravo Natalino Balasso: non del tutto convincente la bella (ma un po’ patita) Valentina Lodovini già diretta dalla Comencini. Leggo in giro di ’sfortunati ruoli macchietta’ (mymovies.it) per Battiston e Bentivoglio.