Archivio per il 'Osservatorio linguistico'Categoria

Buon Natale ! (natalizzatevi)

Dicembre 24, 2008

Riprendo dopo parecchi mesi la rubrica dell’osservatorio linguistico con un aggettivo che ho avuto modo di sentire oggi in una libreria del centro.
Una signorina chiedeva all’indaffarata commessa se i libri appena comprati fossero ‘natalizzabili’.
Ovviamente, l’impegnata commessa sulle prime non capiva, ma poi risolveva il composto (lo vedremo più sotto) come ‘rendere abile al Natale’ cioè ‘fare un pacchetto’. Dopo qualche decina di secondi, commentavo con la signorina il suo composto: ‘interessante’, ho detto.
Lei mi ha guardato e, prontamente, mi ha risposto che era più comodo che dire ‘mi faccia il pacco per Natale’ o ‘me lo incarti per Natale’ (in realtà non ha detto queste cose, ma le ha mimate), ma che tanto la gente ‘non capiva’. Lo ha detto un po’ piccata, quasi che alla sua composizione linguistica non fosse dato il sufficiente riguardo. Avrei potuto confortarla e lodarla per aver usato le capacità produttive della lingua italiana, sfruttando in abile maniera per fini di economia della comunicazione la possente morfologia derivazionale di cui la nostra lingua è capace. Ma non l’ho fatto: le ho però detto che avrei controllato su Google, come fa il De Mauro su Internazionale, l’occorrenza di ‘natalizzabile’ nelle pagine web. In realtà questa cosa del controllare l’occorrenza su Google la fanno numerosi linguisti, qualora non ci sia un corpus specifico da interrogare. Comunque, la nostra parlante in vena di composizioni ‘a tema’ è piuttosto originale: sono solo due i risultati:

Forse cercavi: catalizzabile
Risultati di ricerca

1.
gazza di venerdì 27.4.07…pozzecco… – Pagina 9 – Olimpia Milano …
Squadra italiana 100%, giocatori conosciuti in età natalizzabile, mi sembra un buon prospetto anche se ci sarebbe pure Rusconi che mi stimola(ad andare al …
www.forumolimpia.it/rassegna-stampa/14195-gazza-di-venerdi-27-4-07-pozzecco-9.html – 75k – Copia cache – Pagine simili
2.
Avatar Natalizi [Archivio] – Pagina 3 – Hardware Upgrade Forum
il mio è natalizzabile?:D non c’è nessuno che sappia farlo? io non sò buono a fare ste cose … :sob:. **altea**. 10-12-2007, 12:53. che ne pensate del mio? …
www.hwupgrade.it/forum/archive/index.php/t-1350829-p-3.html – 34k – Copia cache – Pagine simili

Forse cercavo catalizzabile? No.
Nel primo contesto, non riesco bene a capire il significato di ‘natalizzabile’: è probabilmente parte del lessico specialistico di uno sport, in questo caso del basket.
La seconda occorrenza ha invece più o meno lo stesso significato usato dalla signorina: ci si riferisce ad un avatar, l’icona che ci rappresenta in un forum on-line; l’autore del breve post chiede se si può ‘rendere atto al Natale’ il suo avatar: qui però c’è più l’idea di un addobbo, ovvero ‘è addobbabile per Natale’?
Natalizzabile è aggettivo deverbale di natalizzare, che ha 454 occorrenze: è, guardacaso, usato spesso in riferimento agli ‘avatar’ e agli addobbi, appunto:

Addobbiamo P2P Forum Italia per Natale… [Archivio] – P2P Forum …
02-12-2007, 19:02. ok…allora vedo se riesco a natalizzare qualcosa. … ho pensato che si potrebbe natalizzare anche lui: …
www.p2pforum.it/forum/archive/index.php/t-255446.html – 21k – Copia cache – Pagine simili

In realtà, sia in riferimento agli avatar che ai libri, il composto descrive un processo, un mutamento di stato, del resto descritto dal suffisso -izz- utilizzato per formare il verbo stesso ‘natalizzare’ dal nome proprio ‘Natale’. Una semantica che descrive un uso più profondo e pervasivo di questo verbo, è ad esempio:

CATTOLICI per l’Italia
paoma Scrive “Natalizzare la casa, l’ambiente, il cuore come stile di vita. È questo che si inizia a desiderare alle prime avvisaglie del periodo natalizio; …
www.cattoliciperlitalia.it/modules.php?name=News&new_topic=10 – 53k – Copia cache – Pagine simili

dove non si fa riferimento solo ad un addobbo esteriore come il cappello da Babbo Natale sul proprio avatar o la carta da pacchi su un libro, ma addirittura, in un climax ascedente, alla ‘casa, ambiente e cuore’. E’ ovviamente parte della polemica cattolica contro un Natale consumista (e il forum citato, detto a latere, è un po’ agghiacciante).

Buon Natale!

May I speak English?

Marzo 10, 2008

Nel famoso ‘How to become an hacker’, Raymond consiglia, non con una certa titubanza, di impare l’inglese.
Raymond è titubante perché vede, giustamente, il predominio dell’inglese come un tipo di imperialismo culturale (a sort of cultural imperialism). Ma è confortato dal fatto che molti hacker, anche se condividono la stessa lingua, usano l’inglese per parlare tra di loro di questioni tecniche. Il motivo sarebbe che l’inglese ha un più ricco lessico di termini tecnici: effettivamente se parliamo in italiano di questioni informatiche, finiamo per utilizzare anglicismi, prestiti mal fatti o orribili calchi. A proposito dei calchi, anche se non c’entra niente col gergo informatico, un mio amico per dire ‘Ho mandato il mio curriculum alla tal ditta’ dice ‘Ho applicato’, calcando l’espressione inglese ‘to apply for a job’.
Tornando a Raymond e alla sua lingua inglese ricca di termini tecnici, essa è definibile, in termini linguistici, come ausbausprache, ovvero ‘lingua elaborata’. Già, perché si potrebbe parlare di informatica anche in wolof o in catanese così come di filosofia o di idraulica applicata, a patto che si abbiano, come giustamente sottolinea Raymond, i termini tecnici.
Quando vado a Parigi o in Corsica, mi capita spesso di comprare i giornali locali di Linux: oltre ad essere fatti molto bene, mostrano come la lingua francese, grossomodo e suo malgrado, si sia elaborata anche su piano informatico. Fa ridere, ma loro traducono il kernel di linux con noyau, che vuol dire appunto ‘nocciolo’ o ‘files’ con ‘fichiers’. Come se noi dicessimo: “Ho ricompilato il nocciolo di Linux e ho perso tutte le pedine (fiche + ier)”. Fa ridere, ma mica tanto in realtà: significa che il francese ha risposto, con mezzi suoi, allo strapotere dell’inglese in campo linguistico e culturale. Operazioni del genere testimoniano quella che i linguisti chiamano la vitalità di una lingua, espressa tramite la loro produttività.
Noi, evidentemente, produciamo poco. E purtroppo, bisogna dare torto a Raymond: lo strapotere dell’inglese è funzionale all’imperialismo inglese prima e americano poi.
Esprimersi con metafore organicistiche significa in generale paragonare oggetti non animati, concetti e ideali ad animali, piante o persone. Ad esempio, si dice che le città muoiono, che l’economia collassa o che le culture rinascono. Ecco, a me piace pensare (ma l’idea, ovviamente non è mia) alle lingue come alle speci biologiche: l’inglese a come qualche specie dominante che in un ecosistema (la cultura mondiale) distrugge le altre e lingue sconosciute africane, americane o asiatiche a qualche rara farfalla appena scoperta dagli entomologi. In natura, ogni volta che una specie si estingue si perdono frammenti di biodiversità, essenziale alla vita stessa del pianeta Terra. Nelle culture umane, ogni volta che una lingua muore, muoiono secoli o millenni di modi di concepire la vita e di adattarsi ad essa. Se rimanesse un’unica lingua, anche se ripetutamente imbastardita dalle altre perché una lingua talvolta non muore ma continua, rimarrebbe un unico modo di vivere. E nessuna lingua, per quanto elaborata dal punto di vista lessicale possa essere, è all’altezza di ogni espressione umana.



La lingua del vino

Dicembre 15, 2007

Scusate il gioco di parole e non cercate di, mnemonicamente nemmeno, sostituire ‘nel’ a ‘del’.

Va bene, l’origine di questo post è il mio enorme stupore verso la lingua degli enologi. In giro qualcuno ne avrà già parlato, anzi sicuramente: ma leggere cose come questo paragrafo:

Si apre sul bicchiere con una discesa scorrevole e si appoggia al fondo dando prova del suo colore corallo con rilfessi bianchi, una unghia invece intensa quasi rubino, brillante e forte.

si rimane veramente basiti di fronte all’uso della nostra lingua. Cioè, manco ci aspettavamo noi che l’italiano potesse dar prova di tale espressionismo. Almeno al di fuori della prosa d’arte e della prosa.

Prendo un po’ in giro, ovviamente, ma ’si apre sul bicchiere con una discesa scorrevole’ sono due settenari perfetti e il gioco delle metafore infilate a cannocchiale è meraviglioso.

Tutto questo per dire che cercavo su internet notizie sul vino che ho acquistato stasera per il pollo tandoori: un bel rosso terrone (già salentino) del 2004 chiamato mjere

L’etichetta, e non io noioso etimologo, informa che mjere < lat. merum, famoso vino dell’antichità: il dialettologo noti il frangimento.

Comunque la recensione di sopra riguarda la versione rosata del mjere ed è reperibile qui

Dizionariellu corsu

Agosto 10, 2007

Breve post da un cyber cafè (qui li chiamano /si’ber/) di Porti Poddu, Propriano, Sud della Corsica per segnalare un’interessante casa editrice che pubblica dizionari di lingue ‘esotiche’ (in realta’ mica tanto…). Si chiama Yoran Embanner e nel suo catalogo, oltre al citato Dizionariellu Corsu, ha dizionari di Bretone-Italiano, Cornico-Inglese, Romanisc (la lingua dei Rom)-Inglese, Occitano-Francese, Alsaziano-Tedesco.

Una nota particolare meritano le lingue celtiche: c’è anche un Bretone-Gallese!

Il dizionariellu è ’stampatu in Britannia’.

Il gergo pornografico – prima parte

Giugno 12, 2007

Uno delle parti sicuramente più interessanti della linguistica è sicuramente quella del gergo: un giovane professore di linguistica una volta ebbe a dire che era l’argomento più amato dai suoi studenti, ma anche quello meno conosciuto.

Comunque sia, ecco il mio piccolo contributo al gergo pornografico.

Innanzitutto, valga sapere che il gergo è una specie di sistema-parassita: vive insomma, proprio come i parassiti biologici, sfruttando dei sistemi già esistenti. Nel caso del gergo pornografico il sistema che viene ‘parassitato’ è quello della lingua inglese nella sua varietà sub-standard; l’inglese è infatti la lingua franca anche della pornografia. Gran parte delle parole di cui tratto vengono da ‘fonti’ trovate in Rete: per ovvie motivazioni mi astengo dal citare le fonti. Maialini ;)

Cum: ’sborra’, i.e. ’sperma’. Trattasi di resa grafica, non inconsueta nelle varietà di inglese sub-standard, del participio preterito del verbo come ‘andare’ o, nel nostro caso, ‘venire’ con la stessa accezione che il verbo ha nella lingua italiana di ‘eiaculare’. Tale verbo viene ovviamente sostantivato ad indicare l’oggetto dell’eiaculazione.

Facial: apocope del sintagma facial cum ’sborrata in faccia’. Sotto questo divertente (ed eloquente) termine vengono di solito classificati i video e le immagini che rappresentano eiaculazioni di membri in faccia ad avvenenti signorine/i. Spesso la produzione di sperma è copiosamente sospetta e gli schizzi incredibilmente lunghi, ma that’s porn, folks! Il facial cumbl può avere la funzione di chiusura di un cortometraggio porno e spesso è preceduto da un blow job (vedi infra). L’etimologia è ovviamente da ricercare nel sostantivo face ‘faccia’.

Blow job: ‘pompino’, composto di to blow ’soffiare’ (ma v. infra) e job ‘lavoro’. Wikipedia, alla voce ‘fellatio’, riconduce l’etimologia di questo termine al verbo to blow ’soffiare’. Sulle pagine della nota enciplopedia online si legge inoltre:

The common slang term blow job technically is a misnomer, as true “blowing”; i.e., the expelling of air through the mouth, is not used in fellatio as it would not be pleasurable. It is most commonly thought to reflect an intentional conflation of “suck” and “blow,” technically antonyms but both equally suitable as vulgar terms describing oral sexual activity.

Ovvero: la voce gergale non descriverebbe in maniera fedele la tecnica utilizzata nel blowjob, nel quale non viene assolutamente soffiata aria sul membro maschile. A tal proposito, wikipedia suggerisce di collegare il verbo to blow all’antonimo (= di significato opposto) to suck ’succhiare’. Tale soluzione sembra tra l’altro coincidere col sostantivo italiano ‘pompino’, ‘pompa’ che si può sicuramente far risalire al verbo pompare ‘introdurre sostanze solide o gassose in qualcosa’. Tuttavia possiamo proporre una nostra personale etimologia: ovvero il collegamento al secondo significato del verbo to blow ‘esplodere’, che si trova ad esempio nell’espressione blow up. Ad esplodere, con risultati talvolta coreografici e spettacolari (v. voce precedente), sarebbe proprio il membro, oggetto del blowjob.

Contro l’ortografia

Aprile 3, 2007

Sarà un paradosso o deformazione professionale, ma in questo periodo ho un pessimo rapporto con la mia lingua madre.

Sintassi involuta, morfologia (specie verbale) sparsa, mi produco in fonemi degni di un dislessico. E soprattutto, l’ortografia. Dopo che hai imparato per 5 anni + 3 + 5 a scrivere correttamente l’italiano, scopri che le regole ortografiche non riflettono minimamente la sua pronuncia. Tipo che la i in mezzo a c ed e non esiste: allora perché arrovellarsi sulla corretta ortografia di province, di arance o di camicie? Tanto andrebbero comunque scritte arance, province, e sì, camice.

Anche se poi le ‘divise’ dei medici diventano omografe di quelle degli impiegati. E se per ipercorrettivismo scrivi pasticciere (orrore) invece di pasticcere. Per non parlare (anzi scrivere) delle espressioni fraseologiche: ‘non ce l’ho fatta’… E a quanti viene da scrivere (giustamente in termini fonetici) ò in luogo di ho? Del resto anche l’insigne linguista Giuliano Bonfante accentava nei suoi saggi il verbo avere, proponendo una vera e propria riforma dell’ortografia italiana.

Dacché scrivere jeri non è un preziosismo o un aulicismo da nostalgici ma la pronuncia corretta dei dittonghi… Come pure l’odiosa e giovanilista kappa (dal sapore invero un po’ anni settanta) al posto del digramma ch: giustissimo, a tal punto che, come ricordava un tizio sul forum dell’accademia della Crusca, i primi documenti in volgare italiano (Capua) erano scritti proprio così:

Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti benedicti

Il Nocciolo Di Linux Archivia Il Sistema Dello Specchio

Ottobre 12, 2005

Ho provato a tradurre il mio blog dall’italiano all’inglese con la funzione di traduzione automatica di google: devo dire che, tutto sommato, se l’è cavata abbastanza bene. Ne è uscito, insomma, un inglese piuttosto maccheronico, con improvvisi picchi di aulicità nel dettato.
Si ostinano, secondo me, a lavorare troppo sul lessico, proponendo al traduttore automatico dizionari interi di parole. Certo, riprodurre la sintassi di una lingua umana è una delle sfide della linguistica applicata agli elaboratori.
Vi propongo solo una frase, la prima dell’ultimo post:

I did not believe that we were ended therefore low, before seeing this film.
Non credevo che fossimo finiti così in basso, prima di vedere questo film.

Ovvio che il traduttore non può capire la frase fatta (phrasal sentence) italiana “finiti così in basso” e la traduce letteralmente con “ended therefore low”. Intanto però interpreta esattamente il congiuntivo italiano “fossimo” traducendolo con “ended”, così come l’imperfetto “credevo” con il past simple inglese “did not believe”.
La subordinata “prima di vedere questo film” sembra invece tradotta piuttosto bene, anche se dubito che sia corretto dire “before seeing this film” in inglese.
Praticamente disastrosa, invece, la traduzione dall’inglese all’italiano, con risultati di questo tipo:

” Socialmente, Cambridge sta prosperando, ci realmente sono qualcosa per tutto e molte, molta gente fredda”
“Socially, Cambridge is thriving, there really is something for everyone, and many, many cool people.”
(fonte: http://ben.corale.co.uk/)

Come mai “sono qualcosa per tutto”, quando, anche traducendo verbatim, parola per parola, viene “Ci realmente è qualcosa per tutti”?
Non a caso ho usato, per questo piccolo esperimento, blog. Si avvicinano infatti di più alla lingua parlata.
Curiosamente la traduzione di un testo semplice ma con registro tecnico, cioè la homepage del kernel di Linux, produce risultati esilaranti, dovuti alla traduzione dei prestiti inglesi:

“Se siete nuovi a Linux, non desiderate trasferire il nocciolo dal sistema centrale verso i satelliti, che è giusto un componente in un sistema funzionante di Linux.”
“If you’re new to Linux, you don’t want to download the kernel, which is just a component in a working Linux system. “

Incredibile come “download the kernel” diventi “trasferire il nocciolo dal sistema centrale verso i satelliti”, dove “kernel” è appunto il nocciolo e “download” non vale solo “scaricare” ma addirittura “trasferire verso i satelliti”.

Un (tranquillo) posto al sole

Luglio 6, 2005

Per i fan della serie, ormai decennale, in onda su raitrè, ho una chicca linguistica.
La località di Napoli dove i nostri eroi vivono, muoiono e trescano è l’arcinoto Posillipo.
Ebbene, l’etimo è nel greco paisìlupon che vuol dire “che calma gli affani”. Una specie di “quisisana” classico, insomma.
Mai toponimo fu meno azzecato, come mostrano le vicende di palazzo Palladini.
A proposito, Viola si è fatta poi suora?

I leoni vanno a gattoni?

Aprile 11, 2005

Ok, io faccio “oh” quando sento che i leoni vanno a gattoni.
Ma dio santo, dio santo !!! Cioè adesso i leoni vanno a gattoni per rima baciata, oppure perché sono felini dunque gattoni ?
Che poi i bambini fanno “oh”? Al massimo dicono le parolacce, e tante.

Cortocircuiti linguistici

Aprile 10, 2005

L’altro giorno mi è capitato di sentire la seguente affermazione, su un pullman gremito di ragazzini:
“Se lo dico a mio padre, si rivolta nella tomba”
Scontata l’assoluta illogicità e incongruenza tra apodosi e protasi della sentenza, ora io mi chiedo:
1. è un caso di penetrazione di forme auliche (forse sentite da qualche film o lette su qualche libro) nella lingua media?
2. il bambino è incorso in un lapsus freudiano, che rivela un latente complesso edipico? L’episodio forse è alla base di un futuro fatto di cronaca nera…
Sinceramente preferisco l’ipotesti (socio)linguistica, anche perché sbarello per queste cose, almeno ultimamente. In tal caso stiamo assistendo a un rimescolamento di forme desuete, forse perché i parlanti si sono finalmente accorti dell’assoluta aridità a cui la lingua italiana tende.
A presto nuove ‘contaminazioni’.