Une long dimanche

febbraio 14, 2005

Se vi siete fatti spaventare dal titolo (troppo da soap opera) tradotto in Italiano “Una lunga domenica di passione”, avete sbagliato: il film non è assolutamente mieloso/da casalinghe, come il lessema “passione” purtroppo evoca. Maledicete i traduttori italiani: il titolo francese è molto più evocativo. La coppia Jeunet/Tatou è tornata: non più gli scenari fantastici e caramellosi del Fabliaux Destine du Amelie Poulaine, ma la realtà cruda della Prima Guerra Mondiale. Il film racconta infatti dell’amore tra Mathilde (Audrey Tautou) e Manech (Gaspard Ulliel), interrotto dalla partenza di Manech per il fronte sulla Somme. Manech non fa più ritorno e Mathilde si mette alla ricerca della “verità” su quanto è successo, scoprendo tra le altre cose l’enorme massacro che è stato la Prima Guerra Mondiale. Punto. La trama è però nient’altro che semplice, dato che l’inchiesta di Matilde assume i tratti di una vera e propria indagine poliziesca.
Fortemente antimilitarista, dannatamente realistico e quasi grottesco nel descrivere gli orrori della guerra, il film di Jeunet non ammette mezze tinte: alterna scene degne del più crudo film di guerra a scene dolcissime, grazie anche all’interpretazione “à la Amelie” della Tautou.
E di Amelie, ma soprattutto del cinema di Jeunet, ci si ritrova molto: stesso gusto per l’aneddoto non-pertinente, i proverbi, le situazioni buffe e grottesche. Forse un mix tra il “favoloso mondo” e “delicatessen”, il primo film di Jeunet. Parrebbe dunque quasi un remake o ad esser buoni un “squadra che vince non si cambia”, ma non è così: là dove il “favoloso mondo” appariva ad alcuni troppo buonista e il personaggio di Amelie troppo stereotipato, qui, finalmente, i personaggi hanno un certo spessore e di buonismo c’è n’è, forse per la materia trattata, ben poco.
Abitudine di Jeunet è poi lavorare sempre con lo stesso cast: ritroviamo il protagonista di “Delicatessen”, Dominique Pinon, nei panni dello zio di Mathilde.
Finalmente un bel film di guerra. Anzi, sulla guerra. In una scena la zia di Mathilde commenta con lei che basta agli uomini un niente per tornare ad essere infantili e bambini.
Mathilde suggerisce che l’importante è che non si travestano da soldati.

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