L’ennesima volta che ho visto i fascisti

maggio 4, 2005

Il titolo fa un po’ il verso al libro pubblicato dai Wu Ming in occasione dei sessant’anni della Liberazione: un bell’esempio di scrittura collettiva, dove il collettivo autore di 54 ha chiesto a chiunque (chiunque) di descrivere la prima volta che aveva visto i fascisti.
Il risultato è un bel volumetto (pdf fino ad adesso da circa 540kb) di una settantina di pagine dove si alternano frammenti di diari, racconti, storie.
Vi invito a scaricarlo qui.
Ma veniamo alla mia ennesima volta:
“Montebello road, Torino, sotto la Mole. Consumo con fame vorace il mio pasto quotidiano: polpettine di riso, di carne & pane feta comprati alla gyrosteria di fronte. Una telefonata avverte il mio amico che presto arriverà una nostra comune amica a farci compagnia nel nostro desinare.
Di lì a poco, arriva, accompagnata da altre tre persone: due ragazze e un ragazzo. Ci si scambiano frasi di circostanza, si abbozza un discorso, si cade sui ragazzi che fanno propaganda leninista davanti a Palazzo Nuovo (sì, quelli che ti chiedono i numeri di telefono per i loro incontri sul marxismo, insomma). Una delle due ragazze, ridacchiando, dice che un giorno, le è squillato il cellulare mentre veniva ‘abbordata’ dai leninisti.
Unico particolare: la suoneria era Faccetta Nera. Sulle prime non colgo, troppo impegnato dalle polpette che trasudano salsa di pomodoro.
Intanto il discorso cade lì. Finisco le polpette, mi alzo per andare a buttare il cartoccio nella spazzatura, dò un’ultima golata al tè alla pesca e mi avvio, semi-minaccioso, verso la fanciulla.
“Cos’è che dicevi prima sulla suoneria?”
(ride) “Sì, faccetta nera, i leninisti…”
“Hai faccetta nera sul cellulare?”
“Beh, sì, guarda, era del mio ragazzo…”
Ammutolisco. Lei continua, contenta, a dirmi che come sfondo ha la scritta dux e che quando parte lo screensaver, viene fuori un motto fascista o menate del genere. Io ormai non la seguo più, insomma. Mi guardo intorno. Troppo poco per aggredirla, denigrarla, non la conosco, è amica di amici, diosanto. Il ragazzo mi lancia un’occhiataccia e mi dice, serio: Ognuno ha la propria ideologia.
Scoprirò, minuti dopo, che è uno che s’è fatto due anni in polizia, si è iscritto a ingegneria e poi ha ripiegato su Storia dell’arte.
Quando si dice convinti delle proprie scelte.
Comunque, stranamente, la sua retorica del cazzo non mi colpisce, non affonda, sono troppo tranquillo, saranno le polpette che si agitano nel mio stomaco, l’abbiocco post pranzo…
Scambio brevi sguardi col mio amico, lui si alza, salutiamo di fretta e ce ne andiamo.
L’ennesima volta.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: