La bestia nel cuore

settembre 13, 2005

Prima di tutto ci tengo a precisare che non mi piacciono i titoli ad effetto: la bestia nel cuore è un titolo ad effetto. Un film così delicato nel trattare una materia così impegnativa (non vi rivelerò spoiler, non temete) meritava, forse, un titolo un po’ meno …espressionistico.
In secondo luogo è tratto da un libro, e questo sarebbe un altro punto a suo sfavore. Partirò da preconcetti, ma di solito sono bruttini i film tratti dai romanzi. Uno su tutti? Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Questa volta, però, è leggermente diverso: sì, perché sceneggiatrice, regista e scrittrice sono sempre la stessa persona: Cristina Comencini.
Peccato che non si capisca bene la genesi dei due organismi: è un po’ come l’uovo e la gallina, è nata prima la sceneggiatura o il libro?
Al di là del reale valore estetico del film, di cui dirò sotto, questa storia del trasformare la stessa storia in due media diversi, nello stesso tempo e con la stessa mano costituisce già un buon terreno dove sguinzagliare strumenti semiotici. Non ho ancora letto il libro, l’ho comprato per regalarlo ad una persona che la sera stessa, inconsapevole del mio regalo, è andata a vederlo. Chiederemo a lei.
Ma veniamo al film. La Comencini dirige (e sceneggia e scrive, ma questo l’ho già detto) un film piuttosto impegnativo, a tratti troppo spinto sui toni drammatici, mitigato qua e là da un’ironia che è spesso sarcasmo.
Sabina (Giovanna Mezzogiorno) è funestata da sogni ricorrenti che aprono squarci inquietanti sulla sua infanzia ordinaria: orfana da poco di entrambi i genitori, vive una storia felice con Franco, un attore passato da poco dal teatro ai telefilm. Alla coppia fanno quasi da spalla un ex-talentuoso regista e l’amica di Sabina, Emilia (Stefania Rocca). Per rimettere ordine nella sua vita funestata dai ricordi, Sabina farà un viaggio negli Stati Uniti, dove da tempo vive il fratello Daniele.
Oltre alla bella metafora del viaggio nella memoria, il film si fa apprezzare anche per le diverse tematiche che affronta: la noia abissale della vita moderna, esemplificata dai film per la tivù che Franco si trova suo malgrado a dover recitare e l’amico regista a girare. Ma anche le insidie di una tranquilla e borghese vita domestica, l’antica tematica dell’amore filiale e paterno come sopraffazione, i pericoli di una relazione che appare felice e che s’incrina davanti ai tremendi ricordi di Sabina.
Le poche cose che non convincono sono una certa tipizzazione dei personaggi, che appaiono a tratti un po’ viziati dai clichè.
Andate a vederlo.

Sito del libro

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