Postcards from Rome

febbraio 20, 2006

Mi è capitato di vedere, ieri e l’altroieri, due film ambientati a Roma.
Il primo, un indiscusso capolavoro, una pietra miliare nella storia del cinema: la dolce vita di Federico Fellini; l’altro, l’opera prima di Fausto Brizzi, co-sceneggiatore dei peggio film vanziniani degli ultimi dieci anni.
Un bel constrasto, no? Là, il magnifico bianconero felliniano a riprendere dall’alto il colonnato del Bernini, le anguste via dei Calmati Spiriti, la cupola di San Pietro. Qui, il colore di Brizzi che ricostruisce la Roma maleducata degli anni ottanta, coi suoi baretti sgargianti e il lungotevere illuminato in una notte di giugno (‘notte prima degli esami’, appunto).
Eppure, Roma. Io, non ci sono mai stato.
Sono stato a LondraDublinoParigiViennaLubjana, ma mai nella Capitale.
Eppure mi sembra di conoscerla, oltre che dalle decine di film che ho visto lì ambientati, dalla letteratura, dalla storia dell’arte.
Conosco la Roma del ‘compagno’ di Pavese, che le dà una prospettiva a me familiare, quella del torinese che va nella Capitale. E adesso quella di Fellini, di Mastroianni che la ama ‘perché giungla nella quale nascondersi’. E poi la Roma romana, oscuro villaggio latino che per i capricci della Storia diventa città aeterna, la Roma repubblicana prima, dei Cesari poi e ancora dei Papi, delle satire attaccate alla statua del Pasquino, del Belli, di Pasolini.
La Roma odiata dai celtomani leghisti, la Roma fascista, la Roma del Quirinale, delle Botteghe Oscure, del Viminale, della Radio Televisione italiana, della via Salaria e di piazza del Popolo. Dei saltimbocca e del vino dei castelli (che a me, spiac, proprio non piace).
Roma, duemilasettecinquantonove anni. Roma, quattro fonemi, due sillabe, quante città hanno un nome immutato dalla loro fondazione? La Roma di quel pezzo di elettronica con una voce che recitava “Me ne andavo via da quella Roma …” e giù una cascata di aggettivi tra loro sinonimi e contrari.
Andrò presto a Roma.

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2 Risposte to “Postcards from Rome”

  1. Suzukimaruti Says:

    La voce di quel pezzo di “Aliens in Rome” era Remo Remotti che leggeva una sua mitica poesia.
    La considero uno dei reading poetici più belli al mondo: roba alla Gil Scott-Heron.

  2. urza Says:

    grazie! erano anni che cercavo quel pezzo! l’ho sentito la prima volta al barcode…


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