Quando vivevamo in chat

novembre 2, 2006

Questo post è stato concepito, come tutte le miriadi di posts che avrei voluto scrivere e non ho mai scritto, una sera, a letto, prima di addormentarmi. Dovrei prendere l’abitudine di tenere il portatile sul comodino.
Si sa che i pensieri della sera sembrano magnifici, specie ad una mente lunatica, per poi dissolversi nella banalità mattutina. E col nuovo giorno, scompaiono.
Ma questo mi è tornato miracolosamente a mente: parla dei miei due anni di vita in chat, tanto tempo fa, nel secolo scorso.
A ricordarmi delle mie peripezie da ircer è stato Goldrake, amico di quei tempi e nuovo conoscente di oggi, rincontrato per caso nelle vasche della piscina dove stempero la mia ansia e rinforzo il mio fisico.
Dio, quanto sto diventando prosaico. Ora smetto.
Goldrake è per la cronaca colui che mi ha iniziato a Linux, nel lontano 1998: mi mise su una redhat e potei dare libero sfogo alla mia script-kiddie attitude. Tradotto per i profani: rompere le balle con programmi scritti da altri e divertirsi a entrare in remote università coreane. All’epoca il jargon file per me non si era ancora aperto e la differenza tra cracker e hacker restava oscura. Così ci si sentiva hacker a conquistare canali di irc con i propri eggdrop di turno, a craccare le shell usando le stringhe in cgi/bin e a decodificare password in chiaro con jack the ripper.
Ma non è di questo che desideravo parlare: la comunità che fa activism in Italia usa l’irc spesso. Lo fanno gli indyani, lo fa chi sta dietro ad autistici e ai vari server autogestiti. Ci si conosce, si fanno amicizie, progetti.
Io entro poco nei canali: faccio poca vita sociale in rete, conosco il ‘giro’ locale e le persone che mi è capitato di incontrare a qualche hackmeeting. Di persona.
Quando avevo più o meno 15-16 anni vivevo in chat: il server era ircnet, il più famoso e frequentato, almeno a quei tempi.
C’erano canali dai nomi buffi tipo #sesso, #sesso1 (quando #sesso era sotto takeover dal lamer di turno), #italia, #torino.
Altri due canali, di cui non farò il nome, sui quali ho conosciuto amici e intessuto rapporti.
Di #torino conoscevo praticamente tutti: andavo alle cene, chattavo per ore con chi capitava. Conobbi una ragazza, raffy se la memoria non m’inganna.
Un anno più di me, sedici anni. Esperta della rete e, come le ragazzine ti danno a credere a quell’età, della vita.
Non avevo in mente il baccaglio, credo di non esser mai stato il maschio viscido che in chat ti chiedeva m/f e da dove dgt.
Decidemmo di incontrarci: fu al Jumping Jester, pub piuttosto fighetto all’epoca e ora trasformato in posto sovraffollato grazie all’happy hour e al passaparola.
Non ricordo di aver mai fumato così tanto come quella sera: mi ero messo il maglioncino migliore, avevo dichiarato, più volte tradendomi durante quella sera, di aver qualche anno in più. Parlammo parecchio: lei, bionda ragazza cicciotta ma carina, ben vestita, ‘cabinotta’ si diceva a Torino a quell’epoca. Io, piuttosto sfigatello come solo i ragazzini di quindici anni mal vestiti e con la presuzione del maglioncino migliore possono essere. Mi parlava di cose allegre e tristi: tristi, per la maggior parte del tempo. Forse mi voleva impressionare, forse credeva di aver trovato il maschietto che finalmente non ci provava.
Quello della gente che la invitava ad uscire e ci provava, sfigati pazzeschi a sentire lei, era uno dei suoi leit motiv preferiti.
Fu contrariata quando scoprì che, in fondo, anch’io un po’ ci stavo provando.
Ovviamente finì lì: ricordo che anche i nostri rapporti in chat diventarono più freddi. Non so se l’avessi delusa: comunque ricordo con piacere quella sera, l’unico incontro al buio della mia vita e l’unico tentativo di usare l’irc per fini ‘erotici’.
In senso etimologico, malelingue. O forse no, dato che nemmeno un anno dopo un’altra ragazza conosciuta in irc e incontrata durante una gita scolastica a Firenze mi confessò che, sì, in quei giorni con me ci sarebbe stata.
Nonostante la mia ancora giovane età, ho dei ricordi piuttosto confusi di quei due anni passati in irc: poi con l’arrivo degli amori, quelli veri e nella vita reale, bruscamente interrotti.
Uomo alla fine di tutto poco digitale, che preferisce un monocromo rosa e una bic softmed allo schermo del suo fiammante sony vaio sz2, eternamente diviso tra la linguistica e l’informatica, tra le scienze umane e la scienza, considero l’irc davvero un media troppo freddo (prendetelo nell’accezione di mcluhan se volete) per le relazioni umane.
Basta, ho detto: non parlo spesso di me stesso, nè su questo blog nè nella vita reale: consideratelo come un piccolo e personale contributo alla vita digitale vissuta di quegli anni.

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