La lingua del vino

dicembre 15, 2007

Scusate il gioco di parole e non cercate di, mnemonicamente nemmeno, sostituire ‘nel’ a ‘del’.

Va bene, l’origine di questo post è il mio enorme stupore verso la lingua degli enologi. In giro qualcuno ne avrà già parlato, anzi sicuramente: ma leggere cose come questo paragrafo:

Si apre sul bicchiere con una discesa scorrevole e si appoggia al fondo dando prova del suo colore corallo con rilfessi bianchi, una unghia invece intensa quasi rubino, brillante e forte.

si rimane veramente basiti di fronte all’uso della nostra lingua. Cioè, manco ci aspettavamo noi che l’italiano potesse dar prova di tale espressionismo. Almeno al di fuori della prosa d’arte e della prosa.

Prendo un po’ in giro, ovviamente, ma ‘si apre sul bicchiere con una discesa scorrevole’ sono due settenari perfetti e il gioco delle metafore infilate a cannocchiale è meraviglioso.

Tutto questo per dire che cercavo su internet notizie sul vino che ho acquistato stasera per il pollo tandoori: un bel rosso terrone (già salentino) del 2004 chiamato mjere

L’etichetta, e non io noioso etimologo, informa che mjere < lat. merum, famoso vino dell’antichità: il dialettologo noti il frangimento.

Comunque la recensione di sopra riguarda la versione rosata del mjere ed è reperibile

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