Archive for the 'Negotium' Category

Le luci della ribalta

marzo 26, 2009

Macerie è con ogni probabilità uno dei migliori programma radiofonici del palinsesto di Radio 2000 Blackout.
Lo potete ascoltare il giovedi dalle 10.30 alle 12, sui 105.250 della modulazione di frequenza, in un territorio geografico anche noto come ‘Provincia di Torino’.
Intanto, mi permetto di sottoscrivere in pieno questo:

http://www.autistici.org/macerie/?p=14243

che è uno dei migliori commenti ai fatti avvenuti questa settimana al Cambio, dove peraltro pare che non si mangi un granché.

Asilo nido Italia

marzo 8, 2009

E’ esattamente quando abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegga che iniziano i guai.
Chi sa badare a se stesso, non ha bisogno di polizia, di eserciti, di ronde. Se ci pensate, questa della sicurezza è un po’ l’eterno vizietto dell’italiota: l’essere troppo attaccato alla sottana di mammà o al bastone di papà.
Colui che sceglie l’indipendenza da una famiglia oppressiva, difficilmente vorrà per le strade telecamere e deficienti armati che fanno le veci del battipanni di mamma. Anni fa, e lo apprendo dal bel libro di Pier Paolo Viazzo, ‘Introduzione all’Antropologia Storica, l’annoso problema dello scarso sviluppo economico dell’Italia fu attribuito appunto al familismo. Si parlava di teorie economiche e di mercato, facendo notare come il clientelarismo familista che domina l’economia italiana, e che ha la sua punta dell’iceberg nella malavita organizzata, fosse in netto contrasto con le esigenze del mercato capitalista. Insomma, favorendo figli e nipoti e cugini, il libero mercato non può tranquillamente esistere.
In effetti, quanti figli di papà hanno fatto affondare imprese ben avviate dai loro abili genitori? Trasferito su un piano più, permettemi la parolaccia, morale a cosa può aspirare una popolazione cresciuta, come si diceva una volta, nella bambagia? Io dico che il problema dell’Italia è semplicemente l’infantilismo più becero: quello di grassi bambini ipertesi che strillano davanti alla scuola per la pizza, che fanno i gradassi con il bambino occhialuto (e con quello negro) e che hanno genitori che vanno a lamentarsi col povero maestro/professore di turno…
E’ un modello molto semplicistico, me ne rendo conto, ma sapete di questi tempi sembra pagare lo sbattersi poco.
Appunto, ‘sbattersi’: cioè impegnarsi, provare a prendere la strada più difficile, qualche volta.
A me la grande crisi (TM), in quest’ottica, sembra piuttosto la scusa di grassi bambini pigri per l’ennesimo cinque in pagella: sicuramente cambiando scuola, magari una privata, le cose miglioreranno. Oppure trasferendo la scuola, nel frattempo diventata di proprietà, in un altro stato fioccheranno sicuramente i sette. Là i professori sono meno severi (qualcuno ha detto delocalizzazione?).
Questi grassi bambini sono poi pure un po’ violenti e rompere i giocattoli e picchiare la sorellina a loro proprio non basta: perché non istituzionalizzare allora il bullismo e andare a spaccare un po’ di teste, magari negre, in giro?
E con la bolletta dell’elettricità così cara, come la mettiamo questo mese? Magari un paio di centraluzze nucleari per alimentare la playstation e il facebook, ormai irrinunciabili, ci possono anche stare nell’Asilo nido Italia…

Fa’ la cosa giusta

novembre 14, 2008

A degli amici acari, che come si dicevano preoccupati della diffusione capillare di Facebook, consigliavo un bell’articolo di Clive Thompson, tradotto su Internazionale della scorsa settimana come ‘Intimità digitali’.
L’articolo è a favore di Facebook: permette di tenere rapporti con persone che si sono perse o sono lontane e fa l’elogio di quelli che vengono definiti ‘legami deboli’. I legami deboli sono quelli che si creano su Facebook o tramite qualsiasi medium e attorno a qualsiasi situazione (stesso lavoro, stesso hobby, eccetera): sono rapporti non coltivati e basati sulla ‘simpatia’ del momento. Se coltivati, ovviamente, possono rivelarsi forieri di ottime amicizie, matrimoni, rapporti passionali… Ma l’invito è appunto a non coltivarli dacché le persone che ci conoscono meno possono rivelarsi ottimi consiglieri nel caso in cui i nostri problemi abbiano bisogno di un certo distacco. Ma dubito che voi chiedereste aiuto ad un perfetto sconosciuto: del resto perché lei/lui dovrebbe aiutarvi dato che intrattiene con voi solo ‘legami deboli’?
Io sono sempre stato un po’ dell’idea che i rapporti personali vadano coltivati, che si debba andare oltre i ‘legami deboli’. Vedo i ‘legami deboli’ come una sorta di passaggio verso qualcos’altro: se la persona non m’interessa, perché intrattenerci dei legami, seppur deboli? E se mi interessa, perché limitare i miei rapporti ad un livello così superficiale? Mi è stato spiegato che con Facebook si fa marketing: ulteriore conferma che si sta cercando di mercificare i rapporti personali, dunque. Se Facebook fosse nato, putacaso, come LinkedIn, cioè come network dedicato ai rapporti commerciali e professionali tra le persone sarebbe diverso. Non ho nessun problema a coltivare rapporti personali per fini utilitaristici ma non chiamo queste persone ‘amici’ ma ‘colleghi’, ‘clienti’ e ‘compagni’. Si potrebbe pure discutere sulla moralità di questo e, forse, a rigore non bisognerebbe coltivare rapporti umani per ottenere qualcosa in cambio che non sia sentimento o cultura.
Ma su questo non sono così netto: l’importante è non confondere rapporti professionali o commerciali con l’amicizia.
Se poi m’innamoro della mia lattaia, ben venga, ma credo che a questo punto cambierei lattaio (o mi metterei a farlo io). Intendo dire che a quel punto il mio rapporto non sarebbe più commerciale ma sentimentale.
Una tesi forte sostenibile contro il social networking è quella presentata nel secondo articolo di Internazionale della scorsa settimana: a firma di Carmen Joy King, s’intitola ‘Perché lascio Facebook’.
Carmen scrive di abbandonare Facebook principalmente per un motivo: la perdita abissale di tempo dietro al proprio profilo personale e a quello degli altri. Quella che è stata definita come ‘generazione di individualisti’ passerebbe il proprio fine settimana ad ‘aggiornare il nostro profilo online, illudendoci di avere dei rapporti umani’. Esatto: illudendoci. Se ci pensate, è un po’ come a tredici anni illudersi che state simpatici ai vostri compagni di scuola: credo di esser sprofondato nello sconforto quando ho scoperto che alcuni compagni venivano a casa mia solo perché sul mio computer girava l’ultima versione di un gioco di calcio.
A tredici anni, del resto, si passa il proprio tempo a coltivare il proprio ego: ci si veste come dei papponi, calzando lucenti scarpe Nike e passando il pomeriggio da Foot Locker.
Passare il pomeriggio a inventare frasi divertenti su quello che si sta facendo, a taggare le foto dei propri ‘amici’ e ad aggiornarsi il profilo manco si stesse compilando il proprio curriculum vitae non è, mutatis mutandis ma poi mica tanto, la stessa cosa?
Io non accendo la TV (in realtà in questa nuova casa la TV manco ce l’ho) perché mi pongo la domanda: cosa potrei fare di meglio in questa mezz’ora? Anche le attività più innominabili potrebbero essere la risposta giusta. Persino dormire o guardare fisso il muro.
Io capisco che avere un profilo online su Facebook possa essere visto come un atto creativo, sempre ammettendo che scrivere stupidaggini su un computer lo sia. Ma davvero siete convinti che il massimo della vostra creatività sia scrivere su Facebook? Tenete un diario, piuttosto: aprite un blog. Sto dicendo che potete soddisfare e coltivare il vostro ego con attività molto più utili. Sia per voi che per gli altri.
Segnate un bel goal. Scrivete una canzone. Codate un programma. Dipingete un quadro. Coltivate ortensie. Corteggiate qualcuno. Restaurate un mobile. Preparate una torta. Girate un film. Scrivete una sceneggiatura. Scattate delle foto. Datevi un senso. Datevi un senso. Datevi un senso. Curate qualcuno. Cercate le stelle col telescopio. Truccatevi la macchina. Moddatevi il computer. Cucitevi un abito. Risuolatevi le scarpe.
Fate la cosa giusta.

Arriverci, Laura Lucchini!

settembre 23, 2008

Leggo sull’Internazionale di questa settimana l’articolo di Laura Lucchini, corrispondente italiana del quotidiano spagnolo El Pais. E’ l’ennesima partenza (si può dire dipartita o è troppo funereo?) di una persona dall’Italia: una sorta di autoesilio.
Gramellini, su cui ho già detto e già troppo scritto (un post e i miei conati quotidiani al suo quotidiano Buongiorno bastino) sfotteva qualche tempo fa questa sorta di frase fatta ‘Me ne vado dall’Italia se vince Berlusconi’. Era una frase fatta, effettivamente. Poi la dicevano soprattutto quelli del piddì e dunque era tutto un dire. E poi io ho sempre avuto un felino attaccamento a Torino e non ho mai pensato di andarmene dall’Italia. Pigrizia? Attaccamento alle cose quotidiane? Non so, ma ho sempre difeso caparbiamente la mia scelta con frasi (fatte) del tipo: “Bisogna restare qui e lottare!”, “Chi se ne va fa il loro sporco gioco!”, “Resistere, resistere, resistere”. L’ultima non era mia, ovviamente, ma era insomma quello che pensavo.
Fino all’articolo di Laura Lucchini. Io ho appena preso casa, ecco. Non ho proprio voglia di andarmene. Ma aver riletto della disgustosa scena di quel maiale che s’ingozza di mortadella nel Parlamento che fu di Calamandrei e di Carlo Levi fa vacillare pure il mio solido attaccamento a Torino.
E’ terribile ricordarsi che l’Italia è sprofondata nel peggior incubo razzista e xenofobo degli ultimi cinquant’anni. La gente va in giro a picchiare i negri e i froci: non è più uno scherzo da scuole medie né da palestra né da camerata di caserma. La gente lo fa davvero. La gente uccide perché gli rubano i biscotti.
La gente continua a prendere il sole con cadaveri di esseri umani a pochi metri sulla spiaggia.
La gente legge articoloni su giornali che dovrebbero essere perlomeno semiseri (La Stampa di ieri) su come i bambini rom rubano nelle gioiellerie e nei McDonald’s.
Pagliacciate orrende in maniera più che grottesca, ma che ormai accadono.
La Lucchini scrive che a Berlino sta meglio: anche lì ci saranno omofobi, razzisti e maschilisti ma probabilmente non hanno la visibilità che hanno qui.
Oppure semplicemente non governano.

Ancora su La Russa e sull’RSI

settembre 12, 2008

Ieri invocavo chissà quale acume per scrivere qualcosa di furbo contro i Fascisti al governo.
Maska, che sicuramente ha acume ma ha pure voglia di sbattersi, ha scritto un bell’articolo sul pauroso intervento di La Russa.
Ecco qui:

http://ombra.noblogs.org/post/2008/09/10/la-russa-cita-la-rsi-e-i-fedelissimi-della-nembo-qualche-dato

Il cerchio si chiude

settembre 9, 2008

A me piacerebbe tanto avere l’intelligenza, la sagacia, il tempo, la voglia di scrivere quello che sta succedendo in Italia. Davvero: mai come ora servirebbero delle penne non asservite. Mai come ora sarebbe bello non sapere scrivere in modo creativo, non scrivere storielle: un ministro della Repubblica italiana, fondata sull’antifascismo, che elogia quella feccia umana che combattè per gli strascichi di un regime sanguinario e schifosamente corrotto mi lascia annichilito. Un calcio nei coglioni, un pugno nello stomaco, per terra.
Ma il cerchio si chiude, appunto: i simpaticoni con le faccione tirano fuori olio di ricino e manganello: Fini con la kippah, La Russa con i ‘nostri ragazzi’ in Iraq. Il tempo della real polik è effettivamente finito.

Consigli per le comunità online (e non solo!)

gennaio 28, 2008

Ormai bsd-addicted (volevo scriverlo in italiano, dato che mi sono ripromesso di usare pochi anglicismi, ma drogato di bsd suonava davvero male), girovagavo per il sito del bsdcan, la conferenza annuale di chi ha ‘a che fare’ con i sistemi derivati da bsd 4.4. Ovvero: freebsd, netbsd e openbsd, in ordine cronologico di apparizione.

Nel mio vagabondare ho trovato questo:

http://www.bsdcan.org/2007/schedule/track/Advocacy/35.en.html

il cui titolo recita: ‘Come i progetti opensource sopravvivono alle persone velenose’. Ora sostituire ‘opensource’ a qualsiasi progetto (on-line e non) a cui partecipate e ‘velenose’ con epiteti poco gradevoli e potrete utilizzare la guida di Collins-Sussman e Fitzpatrick.

Un vero e proprio distillato della migliore netiquette in 35 slide (questo come lo traduco? pellicole?) del vostro programma di presentazione preferito.
Buona lettura!

Beppe Grillo e la xenofobia

ottobre 5, 2007

Se il populismo di piazza del comico genovese non vi avesse ancora disgustato, correte a leggervi il vomitevole post sui romeni e sui presunti ‘sacri confini’ dell’Italia:

http://www.beppegrillo.it/2007/10/i_confini_scons.html

Evidentemente le liste civiche che vuole proporre puzzeranno un po’ di leghismo: ma siamo sinceri, chi lo segue più? Ma vaffanculo, tanto per quotare Lui.

I pedofili e la libertà di espressione

luglio 3, 2007

In Italia un gioco schierato contro le violenze sui minori perpetrate dai preti (e protette dalle alte gerarchie cattoliche, come ha mostrato un recente documentario inglese) diventa, misteriosamente, collegato con la pedopornografia.

Grazie a questo passepartout della repressione (si sa che la pedofilia in Italia infiamma i più), viene nel frattempo isolato (con spegnimento dei server negli Usa) il sito di noblogs.org, reo di aver ospitato un mirror con il giochino in flash.

Non posso che esprimere profondo disgusto per l’ennesima presa di posizione contro la libertà di espressione, manovrata in maniera più o meno oscura dal potere forte ecclesiastico e la mia piena solidarietà al collettivo di autistici/inventati.
Leggi i comunicati di autistici/inventati: 1 2

Privacy, questa sconosciuta

marzo 27, 2007

Sono un paio di settimane che ho come avatar di msn la facciona di Fabrizio Corona: puro gusto del trash, prima avevo Lele Mora. Ed è da un po’ di tempo che ho preso come parte della mia personale ‘morale’ (oddio) una frase che ebbe a dirmi una volta la mia relatrice: “Vede, urza, io credo che la gente sia libera di fare cosa le pare”.

Ovviamente non ha detto ‘urza’ e ovviamente la frase era formulata in modo meno banale, ma il succo è quello: mi diede questo responso quando la interrogai sulla sua scarsa simpatia per la gente che fuma.

“Vede, urza, io credo che la gente sia libera di fare cosa le pare”.

Anche fermare la propria auto per caricare un transessuale, anche andare a cena in un locale dove vanno i propri avversari politici. Anche se si è un personaggio pubblico, portavoce di un governo che traballa.

Quello che veramente mi sconvolge è leggere sui principali quotidiani le corna vere o presunte dell’ex premier, conoscere le serate mondane di Bertinotti in compagnia della Marini, leggere nei minimi dettagli l’ennesimo omicidio tra vicini di casa: l’informazione trasformata nel gazzettino delle portinaie.

Mastella e il garante della privacy Pizzetti propongono pene dure per chi ‘fa notizia’ sugli scandali sessuali dei personaggi pubblici: Pizzetti, in quanto ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Torino, farebbe bene a ricordare anche i personaggi ‘non pubblici’. Quelli i cui nomi vengono sbattuti in prima pagina, lasciati alla mercè di un’opinione pubblica forcaiola e voyeristica, solo perché ‘sospettati’ di reati che nella maggior parte dei casi la Giustizia stessa non ha ancora nemmeno esaminato.